Capo Vaticano

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U signu

Il segno del matrimonioNei tempi passati i matrimoni a Capo Vaticano di Ricadi vicino Tropea non erano preceduti da corteggiamenti come oggi, da incontri nelle discoteche o nelle piazze, ma da una richiesta formale della mano della figlia ai genitori da un “ambasciatore” appositamente mandato dal padre del futuro sposo, il quale aveva anche il compito di scambiare i “capitoli” cioè l'elenco dei beni che le due famiglie donavano ai futuri sposi. Il primo incontro ufficiale dei due fidanzati, detto “singu”, avveniva di solito in un giorno di festa. In quell'occasione il fidanzato donava alla fidanzata due larghi nastri di seta di color rosso, lungo uno dieci palmi e l'altro cinque, nonché uno “spatino”, cioè uno spillone d'argento terminante con due globi anch'essi d'argento. Col primo nastro rosso e lo spatino la fidanzata intrecciava i capelli, acconciandoli attraverso una doppia scriminatura, in quattro bande di cui, due appiattite sulle tempie e sulle orecchie e due divise in due tracce avvolte in cerchi sull'occipite o annodate a corona sulla testa. Col secondo nastro rosso legava il grembiule attorno ai fianchi facendo svolazzare sulla schiena pomposi fiocchi. Da quel momento la ragazza diventava “singata” e quindi con il nome di “zzita” si avviava al matrimonio.
Accompagnati dai parenti i fidanzati in quel giorno di festa si recavano alla messa solenne passando in mezzo alla gente ferma nella piazza principale in modo che tutti sapessero dell'avvenuto fidanzamento.


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