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STROMBOLI : Vacanze Stromboli Isole Eolie (Superficie: 12,7 kmq) Escursioni: Al cratere (ore 3 circa; è prudente farsi accompagnare dalla guida autorizzata); all’osservatorio di Punta La bronzo Gite in barca: Alla “Sciara del Fuoco”(30 min); a Strombolicchio ( 20 min); a Ginostra( in un’ora) Dagli abissi del Tirreno verso le Isole Eolie si erge, in una sinfonia di colori, la mole dello Stromboli dalle pendici slanciate, che si stagliano vigorosamente in un cielo di zaffiro. Sulle falde orientali, coperte da un manto di verde, spiccano, linde e civettuole, tipiche casette bianche che, vedute dall’alto, danno la vaga sensazione di uno sciame di candide farfalle posate su un vesto prato di smeraldo. Alcune, disposte lungo spiagge nere come l’ebano o presso scogli lavici, offrono strani contrasti di tinte. Altre case sono appollaiate attorno alle chiese o si celano tra uliveti centenari. Altre infine si inerpicano sulle pendici scoscese del monte; sono per lo più diroccate e un tempo offrirono asilo agli Strombolani che in esse si rifugiavano per sfuggire alle scorrerie notturne dei pirati saraceni. Attorno al paese si allineano lunghe siepi di fichi d’India, che segnano spesso il limite delle proprietà. Sparsi capricciosamente sulle balze o aggrappati ai muri, i capperi fanno bella mostra della loro forma di strani ombrelli verdeggianti che, nella stagione estiva, si ornano di vistosi, candidi fiori. In primavera i folti ulivi e i vigneti, a tratti intersecati da filari di glicine, di roveti e di ginestre, ingolfate in un mare di alte erbe, frammiste a mille fiori selvatici, offrono un incantevole scenario policromo tra effluvi inebrianti. Una nota sinfonica completa i quadro idilliaco : è la nenia delle cicale ebbre di sole e di profumi. A questo versante orientale dell’isola, rivestito di lussureggiante vegetazione e inondato da un oceano, di luce, fra tanto sorriso di mare e splendore di cielo, contrasta il versante nord: glabro, aspro, caliginoso e teatro sovente di fenomeni apocalittici. In tale antitesi di scenari, consiste la tipica peculiarità di Stromboli. L’isola sorge da fondali che vanno dai 1100 ai 1200 metri per cui l’altezza assoluta del cono è tra 2026 e i 2126 metri. La sua sommità, detta Serra Vancori (926 m s.l.m.) è l’avanzo di un antico cratere vulcanico, costituito da lave andesitiche. A oltre 200 metri al di sotto di questa cima si apre l’attuale cratere attivo, limitato a Est e a Ovest dai torrioni e da due creste, formati di banchi di lava, di conglomerati e dicchi, dette: Filo del Fuoco l’orientale e Filo di Baraona l’occidentale. Le quattro unità morfologiche che costituiscono l’isola sono: l’antico vulcano- strato (Paleostromboli) di Serra Vancori a Sud, la Cima (918 m) cinquecento metri a Nord del primo, il cratere attuale con cinque bocche attive, 300 metri a Nord (Neostromboli) della Cima e il neck di Strombolicchio che rappresenta un cono avventizio. L’appartato vulcanico di Stromboli si trova nell’intersezione di due faglie, una con direzione SW-NE, passante per Lipari e Panarea e l’altra con direzione EW, che attraversa i due rilievi sottomarini a meno di 1000 metri di profondità a Ovest di Stromboli. Nella terrazza craterica si osservano delle bocche eruttive il cui numero varia continuamente. L’attività di queste consiste nel lancio di brandelli di lava e di scorie incandescenti, accompagnate a esplosioni più o meno violente, da emissioni di vapori e da efflussi lavici. Spesso le varie bocche sono attive contemporaneamente in forma diversa, ma la manifestazione del vulcano consiste nell’attività moderata di lancio di scorie coeve che specialmente di notte offrono uno spettacolo indimenticabile. Questa attività moderata, a volte, viene interrotta da brevi ma violente fasi esplosive che talvolta si concludono con effusione di magma che si riversa lungo il pendio della Sciara del Fuoco. Molti autori, in passato, hanno sostenuto che lo Stromboli non ha mai dato luogo a efflussi lavici e lo hanno descritto come un vulcano ad attività esclusivamente esplosiva, tanto che, da esso, ha preso nome nella terminologia vulcanica, quella particolare attività detta appunto “stromboliana”. Le registrazioni dell’attività effusiva confermano però che l’attività di questo vulcano con ha unicamente carattere esplosivo ma è anche effusiva con efflussi lavici che a volte durano a lungo. L’attività dello Stromboli non differisce essenzialmente da quella dei vulcani a magma basico con condotto normalmente aperto e pertanto dobbiamo ritenere che in ogni tempo si sia avuta un’attività effusiva poco appariscente unitamente a una attività esplosiva di maggior rilievo e più facilmente rilevabile. Possiamo però concludere che lo Stromboli per l’esistenza di entrambe le forme eruttive, viene a porsi tra i vulcani più attivi della Terra. Effettuando il periplo dell’isola e iniziandolo dal vasto lido di Scari, si presenta allo sguardo la zona di Punta Lena dove si notano case bianche, tra alte palme che conferiscono al paesaggio un’impronta araba. Al centro eccelle un vecchio stabilimento sormontato da un alto camino: il solo che si profili nel cielo dell’isola. Procedendo verso Nord, doppiata Punta Lena, si costeggia und lido addossato a una parete di tufo, dopo la quale si apre la spiaggia centrale dell’isola, detta Ficogrande, dove approdano i piroscafi, che collegano Stromboli con la Sicilia e la Campania. Questa spiaggia come pure quella di Scari, fino alla rima guerra mondiale, ospitava grossi velieri, che rendevano la marina mercantile di Stromboli la più importante dell’arcipelago eoliano. Continuando il giro di circumnavigazione si profilano alte pareti rocciose, che si avanzano decisamente nel mare. Doppiate queste si schiude, all’occhio meravigliato, la grandiosa visione della Sciera del Fuoco, ripido e ampio pendio solcato da torrenti di lava, che fluiscono verso il mare e percorso da enormi blocchi incandescenti, che rotolano a valle tra un turbinio di dense volute di vapore e folate di cenere. In cima alla Sciara, a 700 m di quota, si osserva l’apparato eruttivo, che si apre, profondamente incassato, tra giganteschi dicchi e imponenti masse di conglomerato vulcanico spesso avvolti da caligine e bersagliati dal materiale rovente lanciato dalle bocche eruttive. Lo spettacolo che offre la Sciara assume particolare interesse nelle ore notturne: le colate sembrano allora fantastici torrenti di fuoco mentre le tenebre vengono fugate da fasci luminosi di scorie infuocate, i cui vivi bagliori si riflettono sinistramente sul mare. A volte i rivi incandescenti sembrano immobili e sospesi nel vuoto per la cortina di nebbia che avvolge di solito al china. Di tanto in tanto dei rigagnoli si staccano dal loro corso con la sagoma di enormi, spaventosi draghi di nibelungica memoria. Altri rivi, fluendo con moto impercettibile, si biforcano, si ramificano come fiumi nel loro delta. Spesso il cratere lancia ammassi incandescenti di proporzioni smisurate che, a notevole altezza, si aprono a ventaglio lasciando piovere, per ampio raggio, una miriade di scorie e di blocchi luminosi simili a pioggia di meteoriti. A Roma, in Piazza S. Pietro, le fontane del Bernini illuminate, non danno che una scialba idea di tale spettacolo. I blocchi di fuoco piombano sulla Sciara frantumandosi in mille schegge come le scintille che sprizzano dal ferro rovente martellato sull’incudine. Spesso il cratere, con ritmo sempre più intenso, proietta materiale su materiale dando luogo a innumerevoli scie luminose che s’intersecano reciprocamente offrendo una fantasmagoria di luci. I blocchi a volte, piombano sulla china, non si frantumano ma rotolano giù finché, cozzando contro dicchi, si librano nel vuoto descrivendo ampie curve paraboliche, infine cadono in mare, con fragoroso tonfo, facendo innalzare alte colonne d’acqua. Brandelli lavici precipitano sulla riva, saltellano tra le scogliere e scompaiono, altri più piccoli e veloci, si perdono in lontananza, oltre il limite della Sciara. Il materiale che rotola giù, al par d’una frana, produce un caratteristico suono metallico in mezzo al barbaglio di luci rossastre. Sulle dense nubi di vapore, librate costantemente sull’isola, si riverberano le mille luci con infinite gradazioni tra mirabili giochi di ombre, mentre sul mare i bagliori producono tremolanti luccichii che s’inseguono fin a spegnersi lontano, nel buio. I banchi lavici che ai due lati limitano la Sciara, sono tinti dai riflessi di fuoco che conferiscono loro l’aspetto di bolge dantesche. A Nord-Ovest un promontorio divide la Sciara del Fuoco dalla borgata di Ginostra, che si adagia in un vasto anfiteatro con le sue casette dominanti precipizi rocciosi orlati di agavi o ingolfate fra fichi d’India e oliveti, che ammantano tutta la zona conferendole un incantevole tono idilliaco. Si accede alla borgata attraverso gli scali di Lazzaro e di Pertuso, il più importante. Un insediamento è stato identificato sul timpone di Ginostra: appartiene alla cultura di Capo Graziano (XVII-XVI sec. a.C.). Dopo Ginostra si susseguono costoni di roccia alternati da frane di massi e profondi canaloni sabbiosi che, dalla vetta del monte, scendono ripidamente fino al mare. A questo scenario grandioso, ma selvaggio e sterile, contrasta quello che segue costituito da una zona pianeggiante denominata Lena. Tra il verde diffuso delle ginestre, dei fichi d’India e degli ulivi occhieggiano, qua e là, poche e minuscole case dalla solita, originale forma cubica. L’abitato di Stromboli, fino alla prima metà del secolo scorso, si estendeva in prossimità del mare, lungo le spiagge di Scari, Ficogrande e la scogliera di Piscità. Oggi la zona centrale del paese si adagia più a monte. Case per lo più basse, ma belle nella loro semplicità, biancheggiano tra un mare sconfinato di verde. In pretto contrasto con le umili case troneggiano, con superbi campanili e cupole, i due artistici templi, a tre navate, di S. Vicenzo Ferreri e di San Bartolomeo. Sulla piazza prospiciente la Chiesa di S. Vincenzo Ferreri, fino a pochi anni or sono, s’innalzava, su di un plinto in muratura, una colossale croce di legno. Era stata eretta il 22 agosto del 1902 da nobili Francesi che, diretti in pellegrinaggio in Terra Santa, si erano soffermati nell’isola. Tale sosta, successivamente, si ripeteva ogni anno e la più parte dei pellegrini effettuava l’interessante escursione alla zona craterica e alla vetta del monte, mete che hanno sempre costituito l’attrattiva maggiore di Stromboli.Nel 1975, durante l’esecuzione dei lavori di sbancamento della strada litoranea che collega lo scalo di Ficogrande con quello di Scari, è stata scoperta una necropoli greca con tombe della fine del IV e dei primi decenni del III sec. a.C. Tra il copioso materiale venuto in luce, meritano particolare menzione alcuni vasetti di corredo, di pregevole fattura, decorati nello stile di Gnathia e terracotte teatrali, in cui si riconoscono personaggi delle commedie di Menandro. Tutte le Isole Eolie : Panarea , Salina , Filicudi , Alicudi , Stromboli , Lipari , Strombolicchio , Vulcano
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