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LIPARI: Vacanze Lipari Isole Eolie (Superficie: 37,6 kmq)



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Da visitare:

Il Museo Archeologico e la sezione geologico- vulcanologia

La zona e il parco archeologico del Castello

Gite:

A Quattrocchi, Piano Conte, Quattropani, Monte S. Angelo e Chiesa Vec­chia per osservare i panorami, a Cannetto (km 5 a N lungo la costa orientale) e Porticello , alle cave di pomice e alle colate di ossidiana.

 

Immagine attivaLipari, l’antica Meligunis, è l’isola maggiore dell’arcipelago, nota un giorno quale emporio dell’ossidiana e rinomata oggi come il massimo emporio della pomice. Lipari è l’isola più complessa dal punto di vesta geologico e vulcanologico. La parte più antica è costituita da ruderi di strato- vulcani che si trovavano ad occi­dente dell’isola e formano i Timponi, Monterosa, ecc. Dopo questo primo periodo di intense eruzioni seguì una lunga sosta di attività vulcanica. Nel secondo pe­riodo si ebbe lo strato- vulcano del Monte S. Angelo.

I vulcani del terzo periodo hanno eruttato pomici e formato una serie di cupole, tra cui quella del Monte Giardina. L’attività riprese, dopo una lunga sosta, nella parte nord-orientale dando luogo a correnti laviche di ossidiana. Recenti data­zioni hanno potuto stabilire che l’ultima eruzione del M. Pelato, con l’effusione della colata ossidianica delle Rocche Rosse, si verificò all’incirca nell’

 700 d.C.

Le manifestazioni endogene, che si riscontrano, consistono in fumarole, solfatare e sorgenti termali. Le più importanti fumarole sono quelle di Bagnosecco; sor­genti termali sono state notate presso Bagnicello, alle Fontanelle, alle Pietre di Guardo, ma le più importanti sono quelle di S. Calogero e quelle che sgorgano a valle di Castellaro e in prossimità del Porto (Pignataro). Le acque di S. Calogero sono state utilizzate per fini terapeutici da epoca immemorabile rivelandosi sempre di somma efficacia. Accanto alla sorgente s’innalzano una grotta suda­toria, la “stufa”, di costruzione romana oggi inglobata in uno stabilimento di ba­gni e di fanghi eretto nel 1867.

Durante i recenti lavori di ristrutturazione dello stabilimento termale è venuto alla luce, in prossimità dell’ingresso principale, un edificio a cupola inglobato in costruzioni successive. Si tratta di un monumento di architettura civile della ci­viltà micenea (Tholos) finora mai conosciuto in Occidente. La presenza nell’isola di Lipari di un edificio caratteristico della architettura micenea, risalente al XV secolo a.C., è un fatto eccezionale e di grande interesse storico. Questa scoperta della “Tholos”, micenea conferma che per tutta l’età del bronzo, e cioè per tutto il corso del II millennio a.C., erano intercorsi intensi rapporti di cultura e di commercio fra la Grecia e le Isole Eolie . L’analisi delle acque venne eseguita, per la prima volta, dall’Arrosto nel 1872; successivamente del Gabella (1907) e in­fine dall’Irrera e dal La bruto (1933). Questi ultimi le classificarono tra quelle ipertermali, salso- solfato- bicarbonato- sodiche con temperatura oscillante sui 60° C.

Lipari per dolcezza di clima e serenità di cielo, d’inverno, si presenta come ideale stazione climatica e, d’estate, come ricercato soggiorno balneare e di porti nau­tici. Quest’isola è centro di escursioni indimenticabili per il fascino dei suoi pae­saggi. Interessante l’escursione a Quattrocchi da dove si ammirano, tra una molteplice varietà di tinte, come in una visione di sogno, pittoresche insenature dalle coste alte e faraglioni dalle forme slanciate, che si riflettono sul mare. Sullo sfondo, con parvenze evanescenti, si leva, dalla stesa marina, la fumante Vul­cano, che chiude l’incantevole spettacolo.

Consigliabile è l’ascensione al M. Pelato, da dove si osservano il Campo Bianco (immensa, strana voragine candida come la neve) e le colate di ossidiana di Sparanello e di Rocche Rosse. Anche interessante è l’ascensione alla frazione di Quattropani e alle coste di Mezzacaruso, (là dove i greci buttavano i neonati che nascevano con un difetto; in Grecia abbiamo anche dei timponi o punte che si chiamano così).

Di alto interesse turistico è il giro in barca attorno a Lipari. Si succedono, l’un dopo l’altro, episodi pittorici che compongono un insieme di grande varietà e bellezza: profonde grotte, amene spiagge, alte coste, ampie baie, scogli trafo­rati, piccoli seni ed erte, selvagge rupi.

Il centro più importante è Lipari. L’abitato in parte si estende lungo le due pit­toresche insenature di Marina Lunga e di Marina Corta e in parte è distribuito attorno al suo Castello (sec. XVI), l’antica acropoli della città greca e romana, che si erge maestoso, su alta roccia di lava liparitica, con titanici bastioni cin­quecenteschi strapiombanti sul mare. L’acropoli, denominata il Castello, costitui­sce ancora oggi il punto focale del centro storico, nel quale si conservano testi­monianze del passato; entro il perimetro delle mura posero le loro sedi le popo­lazioni del neolitico, quelle della prima metà dei metalli (cultura di Piano Quar­tana), dell’età del bronzo e dell’età ellenistica, come dimostrano i ritrovamenti archeologici. Dall’antica città, oltre alle stratificazioni preistoriche, rimangono i resti ellenistici, le chiese, l’antico palazzo dei vescovi adiacente la Cattedrale, costruita da Ruggero il Normanno nel 1084 ma totalmente rifatta in età barocca, conserva della struttura originale le volte a crociera ogivale, pregevoli decora­zioni e stucchi del sec. XVIII e dipinti di grande interesse artistico. Le chiese dell’immacolata, con la sua liscia facciata a lesene scure, quella dell’Addolorata, di origine medievale ma con cupoletta cilindrica e facciata barocca e quella di S. Maria delle Grazie, con facciata settecentesca, hanno tutte pregevoli architet­ture. Tra le opere d’arte sono degni di rilievo un’Addolorata, che si trova nella chiesa dell’Addolorata, e latri dipinti di Girolamo Alibrandi. Sono ben conservate le mura erette dagli Spagnoli nel secolo XVI, le imponenti fortificazioni cinque­centesche che si ergono a Sud e inglobano precedenti fortificazioni del secolo XIII, con torri a difesa piombanti e una torre, elemento delle mura greche, la quale presenta ancora 23 filari isodomi di blocchi squadrati. Da questa portatore e da un passaggio con volte ogivali si accede dalla civita all’ampia zona del Ca­stello. All’inizio del nostro secolo uno squarcio praticato nelle mura ha interrotto le fortificazioni spagnole (distruggendo così parte delle vestigia preistoriche e classiche), per creare un accesso diretto dalla via Garibaldi alla Cattedrale.

La necropoli greca di Lipari si estende nella pianura di Diana fra il vallone Ponte e il vallone di Santa Lucia a Nord.

In questa contrada essa si sovrappone a un vasto insediamento preistorico fio­rito dalla fine del neolitico medio alla prima età del bronzo, ma nel quale la mas­sima intensità di vita si è avuta nel neolitico superiore, in quella fase culturale cioè che in tutta l’Italia è oggi designata con il nome di “cultura di Diana”. La ne­cropoli classica è una delle più ricche della Sicilia. In quest’ultimo trentennio scavi sistematici hanno recuperato i corredi di oltre 1750 tombe, ora esposti nel Museo Eoliano.

Le più antiche risalgono al VI sec. a.C., ai decenni successivi alla fondazione della Ripara greca, e presentano ceramiche corinzie, attiche a vernice nera e di altre fabbriche della Grecia.

Particolarmente ricche le tombe del V del IV e degli inizi del III secolo a.C. a inumazione con sarcofago di terracotta, di mattoni crudi o di pietra oppure a cremazione, in alcune delle quali sono stati rinvenuti grandi crateri e altri vasi figurati o policromi del “Pittore di Lipari” e vasi decorati nello stile Gnathia. Più povere e quasi sempre a cappuccina di tegole sono le tombe dell’avanzato elle­nismo, successive alla distruzione nel 251 a.C. Le tombe di età romana (I sec. a.C. – II sec. d.C.) sono ricche di bronzi, di vetri, di lucerne figurate. Nell’area della necropoli e precisamente agli inizi pressi del plesso scolastico, sono due grandi ipogei funerari di età imperiale romana (II sec. d.C.) e almeno un altro analogo è nel terreno della mensa vescovile dove sono anche resti di altri mo­numenti funerari più tardi (IV-V sec. d.C.).

La necropoli si estendeva al di fuori dell’area urbana della città antica, la quale non superava di molto l’estensione di quella attuale, come dimostra la recente scoperta delle mura urbiche del IV sec. a.C.

Nelle Chiesetta di S. Nicola, oltre Pertinenti, si osserva un architrave costituito da un frammento architettonico di età classica. Ivi è venuto alla luce uno ipogeo simile a quelli scoperti a Diana. A Piano Conte, esteso pianoro disseminato di case coloniche, sono state trovate stazioni preistoriche (ceramica, accette levi­gate ecc.), della tarda età neolitica e delle prime fasi dell’età dei metalli. Presso le Terme di S. Calogero, si vedevano, nel XVIII secolo, i resti di edifici romani. Nella località denominata la Bruca, sono stati rinvenuti vasi, ciotole e figure fittili dell’evo greco. Antiche ceramiche sono state scoperte nella zona chiamata Pal­meto.

Tra i prodotti litoidi dell’isola, la pomice è l’unico materiale ancora sfruttato, dopo l’abbandono giacimento di caolino di Bagnosecco. È un prodotto vulcanico dei magmi acidi e la sua massa è molto bollosa e leggera.

Nel Neolitico, intorno al 4000 a.C., le prime popolazioni che si insediarono nell’isola iniziarono le sfruttamento e il commercio di un prodotto allora molto richiesto: l’ossidiana. Trattasi di un vetro d’origine vulcanica duro e fragile, che si può scheggiare come la selce, usato nel neolitico nell’industria litica umana, ha la stessa composizione chimica della pomice e si differenzia da questa per la struttura e i caratteri macroscopici, quali colore, peso specifico, ecc.

Le popolazioni che si stabilirono in località Castellano Vecchio utilizzarono l’ossidiana del Pomiciazzo, una colata preistorica poi ricoperta dalle pomici eruttate dal Monte Pelato. Queste genti lavorarono per secoli l’ossidiana espor­tandola in tutto il bacino del Mediterraneo. L’attività mineraria e il commercio entrarono in crisi dopo il grande progresso della metallo-tecnica agli inizi del se­condo millennio a.C.

I giacimenti di Lipari della pomice si estendono, lungo la costa orientale e set­tentrionale, fra i centri di Canneto e Acquacalda, per complessivi 8,4 kmq (più del 22% della superficie totale dell’isola); costituiscono inoltre la maggior parte del Monte Pelato (m476), del Monte Chirica (m 602), della Forgia Vecchia e in minor misura del Monte Sant’Angelo (m594).

I crateri della Forgia Vecchia e del Monte Pelato hanno eruttato anche colate di ossidiana; quella delle Rocche Rosse, eruttata dal Monte Pelato, dopo avere su­perato la barriera dello strato delle pomici, si è riversata sulla costa formando un piccolo promontorio, punta Castagna.

La pomice di Campobianco si ritiene sia stata emessa dal cratere del Monte Pe­lato; le sue varie eruzioni avrebbero ricoperto anche il Monte Chirica. I giaci­menti di pomice maggiormente sfruttati sono quelli di Campobianco e del Monte Chirica; la lavorazione avviene negli stabilimenti di Porticello dove si ottengono vari tipi di pomice in pezzi e in polvere per uso commerciale.

 

 

 

 

                          Scavi archeologici e Museo Eoliano

Immagine attivaL’acropoli di Lipari è un masso di riolite in parte vetrosa, che si innalza dalla piana costiera di Diana e si protende, con pareti scoscese, nel mare formando due insenature: Marina Lunga, a Nord, e Marina Corta a Sud.

Il suo aspetto attuale è dato dalle possenti fortificazioni erette dagli Spagnoli nel XVI secolo dopo il terribile saccheggio eseguito, nel 1544, da parte della flotte del pirata Ariadeno Barbarossa, che portò via una gran parte della popolazione in stato di schiavitù. Ma le fortificazioni spagnole conglobano, nelle loro strut­ture, resti di fortificazioni medioevali e quelle più antiche di età greca risalente, con tutta probabilità, al IV secolo a.C., al periodo cioè della maggior floridezza della Lipari greca.

L’Acropoli di Lipari si è rivelata, ai recenti scavi eseguiti dalla Sovrintendenza alle Antichità della Sicilia Orientale, dal 1950 in poi, come un immenso archivio nel quale sono conservati, in regolare sovrapposizione stratigrafica, le testimo­nianze di tutte le civiltà, che si sono succedute nelle isole attraverso il neolitico e l’età dei metalli, fino alla piena età storica.

Si tratta, cioè, di una formazione analoga a quella dei “tell” della Mesopotamia e dell’Anatolia. In nessun punto del mediterraneo centro- occidentale la succes­sione culturale è apparsa così completa. La serie stratigrafica liparese costitui­sce, pertanto, oggi uno dei cardini su cui s’impernia la ricostruzione della prei­storia di tutti i paesi bagnati da questo Mare.

Le isole Eolie hanno goduto, nel neolitico, di una straordinaria prosperità dovuta al commercio dell’ossidiana, vetro vulcanico nero, molto tagliente, di cui è ricca Lipari.

Dopo un periodo di decadenza, tra le fine del neolitico e l’inizio dell’età dei me­talli, le isole Eolie tornano e rifiorire nella piena età del bronzo, fra il 1600 e il 1250 a.C. La ragione di questa nuova prosperità è dovuta al fatto che esse, gra­zie alla loro fortunata posizione sulle rotte, che convergono allo Stretto di Mes­sina, e grazie alla loro lunga esperienza marinara, sanno monopolizzare, a pro­prio favore, le correnti commerciali, che portano all’ancor barbaro Occidente i prodotti raffinati dell’arte egea in cambio delle materie prime, forse soprattutto lo stagno, di cui il mondo egeo ha bisogno.

Le ceramiche locali e la sovrapposizione delle capanne permettono di distin­guere, in questo periodo di rapporti sol mondo egeo, due fasi separate: una più antica, la fase di Capo Graziano (1600-1400 a.C.) e una più recente, la fase del Milazzese (1400-1270 a.C.). Diodoro Siculo ci racconta che le Isole Eolie sareb­bero sate colonizzate da genti italiche, gli Ausoni, guidati da Riparo, da cui l’isola maggiore trae i nome.

Infatti, verso il 1270 a.C. il villaggi, che fiorivano nelle varie isole, vengono di­strutti violentemente. Solo sul castello di Lipari la vita riprende con una facies di civiltà del tutto nuova, strettamente legata a quella della penisola italiana. Con la fondazione della colonia greca, a opera dei Cnidi e dei Rodii di Pentathlos nel 580 a.C., il Castello torna a costituire l’acropoli della città, le cui abitazioni si estendono però anche sul pendio, nell’area della città attuale. L’abitato rsta sul Castello anche nell’età romana, in quella bizantina e araba, quando la città deve essersi ridotta a un nucleo insignificante, e poi nell’età medioevale, qundo i Normanni costruiscono la Cattedrale e il primo palazzo vescovile, di cui restano ancora vestigia e quando la città si cinge di nuove mura.

Il basso Medio Evo e il Rinascimento rappresentano un periodo di prosperità per Lipari, i cui commerci fioriscono grazie ai privilegi, che le concedono re angioini e aragonesi.

Nel XVI- XVII secolo le isole vivono sotto il terrore delle incursioni dei pirati di Barberia, che si annidano, a volte, nelle isole minori, allora deserte e l’abitato non può quindi uscire dalla cerchia delle mura del Castello.

Solo nel XVIII, e più nel XIX secolo, la città si estende fuori delle mura verso la piana e , sull’alto del Castello, restano ancora le vecchie chiese, come la Catte­drale, e l’antico palazzo vescovile, nel quale ha la sede il Museo Eoliano.

La zona archeologica (nella quale dopo saggi esplorativi praticati in tutta la su­perficie del Castello e poi ricoperti, si sono concentrati gli scavi) si estende a Ovest della strada principale che porta alla Cattedrale ed è divisa in due parti dalla strada che dà accesso alle chiese dell’Immacolata e dell’Addolorata.

Cominciando dall’alto si osserva una strada rettilinea con dirazione Est- Ovest uno dei cardines della città antica, che incrocia ad angolo retto un’altra strada diretta da Nord- Sud, che è invece uno dei decumani. Il cardo invece, in sensi­bile pendenza verso Est, aveva sul suo asse un canale di fognatura che racco­glieva, insieme con le acque piovane, anche gli spurghi delle case fronteggianti la strade. Di queste non restano che i muri perimetrali verso la strada stessa, ma si vedeno però chiaramente la sovrapposizione in struttura cementizia delle case, del II secolo d.C.

Sotto il livello delle case ellenistiche e romane si estendono gli strati dell’età Au­sonia, con più ordini di capanne sovrapposte.

Nella grande trincea a Sud, l’Ausonio II (prima età del ferro) è rappresentato solo da un breve tratto superstite del muro perimetrale di una capanna, di cui è stato trovato anche all’interno il focolare. Nell’area a Nord, a questo periodo corrispondono resti di due distinte capanne sovrapposte. Delle costruzioni di questa età resta poco a causa delle loro scarse profondità. Ancor minori sono i resti edilizi riferibili al sottostante strato Ausonio I (tarda età del bronzo) 1250-1150 a.C. che si limitano a pochi spezzoni di muri rettilinei. Cospicui resti si hanno invece del villaggio della media età del bronzo (civiltà del Milazzese, 1400-1270 a.C.).

A questa età appartiene un gruppo di capanne ovali assai ravvicinate fra loro. Si tratta di capanne con muro perimetrale costruito con pietrame a secco e che dobbiamo supporre coperte con tetti di frasche e di stoppie, forse rivestite con un impasto di argilla e paglia o alghe marine.

Le capanne della media età del bronzo si sovrappongono a più antiche capanne, di identica forma, appartenenti alla prima età del bronzo (civiltà di Capo Gra­ziano, XVII secolo a.C. 1400 circa). Una di queste capanne mostra traccia di una ricostruzione, avvenuta in età più tarda (forse durante la media o la tarda età del bronzo).

L capanne della prima età del bronzo si sovrappongono in almeno due ordini e parecchie di esse mostrano evidenti tracce di ricostruzioni nello stesso periodo.

Il deposito archeologico scende per altri quattro o cinque metri al di sotto del suolo delle capanne della prima età del bronzo. Esso è stato esplorato con pozzi di saggio, poi ricoperti nell’interno delle singole capanne e con più ampie trincee aperte più a Ovest, a fianco della salita alla Cattedrale; e attraverso gli strati eneolitici e neolitici per arrivare a uno strato di terra gialla sterile, che ricopre la roccia.

La strada di accesso alle chiese dell’Immacolata e dell’Addolorata interrompe la zona archeologica dividendo la sezione Sud ora descritta dalla sezione Nord molto più ampia. Anche qui si notano in primo piano, proprio dinanzi alla balau­stra della strada attuale, tratti del muro frontale delle case di età ellenistica e romana prospicienti verso il decumano e più oltre un lungo tratto di un altro “cardo” della stessa età, anch’esso solcato da una fognatura assiale. Resta trac­cia delle costruzioni che lo fiancheggiavano verso Nord.

In questa zona settentrionale dello scavo sono molto più cospicui che nella me­ridionale i resti dell’Ausonio II rappresentato, subito oltre la strada di accesso all’Immacolata, da una grandiosa capanna rettangolare a spigoli arrotondati, di cui si riconosce bene quasi tutto il perimetro e la porta di ingresso sul lato NE. È parzialmente ricoperta alla sua estremità Est del decumanus ellenistico e sotto il suolo l’approfondimento degli scavi ha messo in luce resti di altre capanne più antiche della media e della prima età del bronzo, culture del Milazzese e di Capo Graziano.

Interessante è la struttura di questa grande capanna la cui ossatura portante era in legname. Restano gli incavi dei pali nella muratura della parete che aveva una funzione di solo tamponamento. A Nord della grande capanna e dei suoi an­nessi che si sviluppano allo stesso livello sono (sempre sovrapposte a capanne rotonde più antiche, della I età del bronzo) due grandi capanne dell’Ausonio I di cui quella in primo piano, parzialmente conservata, è di forma perfettamente circolare e forse coperta a volta come un trullo, ed è preceduta verso Nord da un andito di ingresso (dromos) fiancheggiato da un muro rettilineo.

L’altra, dietro ad essa è di forma più ovale, più allungata (focolare al centro, porta verso Nord). Il suo estremo Sud Ovest è troncato da una costruzione si­mile nella forma a una cisterna che è in realtà un deposito votivo (bothros) pro­babilmente di un santuario di Eolo di età greca arcaica (VI-V secolo a.C.).

Si giunge così al secondo cardo ellenistico di cui abbiamo già parlato.

In questo punto è chiarissima la sovrapposizione di resti di cinque diverse età, Ellenistico, Ausonio II, Ausonio I, Milazzese e Capo Graziano.

Nella zona a Nord del secondo Cardo, fra esso e la ex chiesa di Santa Caterina, si ha, in primo piano, una interessante capanna dell’Ausonio I di insolita forma rettangolare (in parte rientrante sotto la strada moderna) e dopo questa e sul pendio di fronte, resti molto mutili di capanne della media e della prima età del bronzo. Il frutto di queste numerose campagne di scavi eseguiti che scoperte nelle isole minori ( Panarea , Salina , Filicudi , Stromboli ) nelle necropoli greche e romane di Lipari costituisce il Museo Eoliano.

Museo:

Sezione 1. Antico palazzo dei vescovi, adiacente alla Cattedrale, costruzione del XVII secolo. Materiali degli scavi dell’Acropoli di Lipari.

Ø  Sala 1- Vi sono esposti i materiali delle due più antiche fasi del Neolitico Eo­liano

Ø  Sala 2- Materiali della terza e della quarta fase del neolitico eoliano (fa­cies dette di Serra d’Alto e di Diana)

Ø  Sala 3-Matteriali della quarta fase del neolitico Eoliano (facies di Diana: fine del IV, inizi del III millennio a.C.)

Ø  Sala 4- Eneolitico eoliano (facies di Piano Conte III millennio a.C.)

Ø  Sala 5- Tardo eneolitico (facies di Piano Quartara: fine III, inizi II millen­nio a.C.)

Ø  Sala 6- Prima età del bronzo: Cultura di Capo Graziano (1800?-1400 circa a.C.) Media età Bronzo: Cultura del Milazzese (1400-1270 circa a.C.), Ceramiche locali, importazioni egee

Ø  Sala 7- Tarda età del bronzo, prima fase della cultura Ausonia (1250-1150 a.C.)

Ø  Sala 8- Età del bronzo finale-Seconda fase della cultura Ausonia (1150-850 a.C.)

Ø  Sala 9- Fine del secondo periodo della civiltà Ausonia (fine IX secolo a.C.) Il villaggio dell’Ausonio II subì una distruzione violenta. Le capanne in­cendiate (evidenti nello scavo le tracce del fuoco) crollarono seppellendo tutte le masserizie che contenevano. Si ha l’impressione che dopo questa distruzione il villaggio non sia stato più ricostruito.

Ø  Sala 10- Testimonianze della civiltà greca e romana nell’area urbana di Li­pari. Coperchio litico del bothros votivo di Eolo con leone sdraiato (metà VI secolo a.C.). Rinvenimenti dello stesso bothros ecc; Dalla Sala 10, una parete della quale è costituita dai resti dell’antico palazzo normanno co­struito con blocchi greci riadoperati, si scende nel sottostante giardino, ove sono altri resti dello stesso palazzo e si visita:

Ø  Sala 11- Padiglione epigrafico (vi sono raccolti cippi e steli iscritte dalle tombe della necropoli di Lipari dal V sec. a.C. all’età romana). Di fronte al palazzo vescovile in altro piccolo padiglione, è la sezione seconda (Sale 12-15). Materiali archeologici delle isole di Panarea, Filicudi, Alicudi, Sa­lina, Stromboli. Si passa poi ad altro edificio a Nord della Cattedrale e troviamo: al sezione 3 con le necropoli protostoriche e classiche di Lipari, la sezione 4 con la preistoria e la protostoria di Milazzo, la sezione 5 con l’archeologia marina. In basso a sinistra:

Ø  Sala 16- Necropoli della media età del bronzo rinvenuta in contrada Sotto­castello (XIV-XIII sec. a.C.). La necropoli è stata ricostruita esatta­mente come è stata trovata negli scavi del maggio 1952. Sono alcune delle tombe sui margini sono state alquanto ravvicinate al gruppo princi­pale.

Ø  Sala 17- necropoli protovillanoviana (XII-XI secolo a.C.) e necropoli proto­greca (716-580 circa a.C.) scoperte intorno alla piazza Roma e alla via XX Settembre. In basso a destra:

Ø  Sala 18- Vi è stata ricostruita fedelmente la necropoli degli inizi dell’Ausonio II trovata a Lipari negli scavi della Piazzetta Monfalcone, nel centro della città moderna, nel 1953.

Ø  Sala 19- Vi sono esposti i principali tipi di sarcofagi, di vasi cinerari, di grandi vasi contenenti il corredo funerario, cippi e steli della grande ne­cropoli greca e romana di Lipari.

Ø  Sale 20-25- Necropoli greca e romana di Lipari nella contrada Diana. Gli scavi della necropoli greca e romana di Lipari esplorando circa 1000 tombe, hanno portato al Museo Eoliano una cospicua serie di opere d’arte, soprattutto ceramiche e terrecotte figurate. Le prime tombe sono di poco posteriori alla fondazione della colonia greca (580 a.C.).

 

Si noti: Le tombe che hanno corredi più ricchi sono quelle del IV secolo a.C. Alla prima metà di questo secolo appartiene un cratere con rappresentazione di un episodio dell’Odissea. Ulisse, giunto nel paese dei Ciconi, riceve da Marone, sa­cerdote di Apollo, l’otre di vino, che servirà poi a ubriacare il ciclope Polifemo. Un altro dei crateri della necropoli liparese è attribuibile, con certezza, alla mano del ceramista Assteas: su un palcoscenico ligneo, il cui prospetto è decorato con un panno a festoni, alcuni attori si esibiscono dinanzi al loro dio Dioniso.

Un altro dei crateri figurati della necropoli di Lipari presenta un episodio del mito di Ippolito. Il giovane guida, lungo la spiaggia, la quadriga tirata da quattro fo­cosi cavalli. Questi, spaventati dai mostri marini suscitati dall’ira di Afrodite, si imbizzarriscono. Il carro trascinato nella folle corsa si infrange, travolgendo Ip­polito.

Nella seconda metà del IV secolo, fiorisce a Lipari una scuola ceramica locale, il maggior esponente della quale è un anonimo maestro, chiamato convenzional­mente “Pittore di Lipari”.

Caratteristica di questa scuola è il largo impiego della policromia, che per le fa­vorevoli condizioni del terreno, è sovente molto bene conservata. Nella Lipari sella metà del IV secolo a.C. fiorisce anche una vivace coroplastica che trae i suoi argomenti preferiti del teatro contemporaneo. Ne è testimonianza una co­spicua serie di modellini fittili di maschere teatrali di questa età. Un gruppo di quese riproduce i personaggi delle tragedie del ciclo troiano. Un’altra classe di terracottine liparesi della seconda metà del IV sec. a.C. presenta invece piccole figure quasi sempre appartenenti alla commedia.

Nella sala 24 è esposto il frutto degli scavi eseguiti in un piccolo santuario dedi­cato a Demetra e Kore scavato in contrada Diana.

Nella sala 25 è ricostruito al vero un gruppo di tombe della necropoli. Con la sua ceramica policroma e la sua coroplastica Lipari si rivela nel IV sec. a.C. uno dei centri d’arte più vivaci e individuali della Grecia d’Occidente e in certo qual modo più vicino spiritualmente all’Italia meridionale che alla Sicilia.

Ritornando al piano terreno, prima di uscire si visiti la sala 26 – Sala dell’archeologia marina. Vi sono esposti i materiali provenienti dalle ricerche su­bacquee eseguite nell’ultimo trentennio nell’arcipelago eoliano. Di eccezionale interesse sono le ceramiche preistoriche dello stile di Capo Graziano I (XVII-XVI sec. a.C.) ricuperate nella baia di Lipari. Di poco più recente è un frammento di anfora a staffa di età micenea (XVI-XV sec. a.C.); Anfore da relitti IV sec. a.C. del Capo Graziano di Filicudi e del IV sec. a.C. delle Formiche di Panarea; Grande complesso di anfore e di ceramiche a vernice nera (IV-III sec. a.C.) dal carico di una nave naufragata presso il Capo Graziano di Filicudi; Grande com­plesso di anfore e di ceramiche a vernice nera (Campana A) che costituivano il carico di una nave oneraria naufragata presso la secca di Lipari (metà III sec. a. C.); Grande complesso di anfore e ceramiche a vernice nera /Campana B) dla carico di una nave oneraria naufragata presso il Capo Graziano di Filicudi (metà II sec. a.C.); Anfore di età imperiale romana da altro relitto presso Filicudi; Cannoni bronzei di un vascello della fine del XVII o inizi del XVIII secolo il cui re­litto si è sovrapposto a quelli delle navi greche di Filicudi.

Nel parco circostante al Museo sono stati ricostruiti i diversi tipi di sepolcri del V e IV sec. a.C. trovati nella necropoli della contrada Diana.

La sezione geologico- vulcanologica del Museo Eoliano (oggi in via di completa­mento) illustra attraverso grafici, plastici e didascalie la storia geologica delle Isole Eolie e i vari episodi attraverso i quali esse hanno assunto il loro aspetto attuale, e presenta inoltre campioni selezionati delle diverse formazioni laviche e dei diversi minerali che vi si raccolgono.

Alcune sale introduttive illustrano, soprattutto attraverso esemplificazioni eo­liane, i principali fenomeni vulcanici. Infine due sale sono dedicate alle risorse economiche che la natura vulcanica delle isole ha offerto all’umanità nei diversi periodi, dalla preistoria ad oggi, alle testimonianze storiche dell’attività dei vul­cani eoliani e alle leggende a cui essi hanno dato luogo nell’antichità e nel me­dioevo.

Tutte le Isole Eolie : Panarea , Salina , Filicudi , Alicudi , Stromboli , Lipari , Strombolicchio , Vulcano
 
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