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Cammello

Il Cammello in CalabriaUn'altra presenza che non poteva mancare a Capo Vaticano durante le feste era quella del Cammello. Esso faceva il suo ingresso nel paese accompagnato dal suono ordinato dei tamburi e seguito da una folla festante di ragazzi. Era questo un grosso animalaccio artefatto, di forma bizzarra, senza piedi, con un lungo e largo dorso simile a quello della testuggine, ma dipinto a strisce di vari colori, con una lunga testa come quella di un cavallo, con due occhi sempre spalancati e coperto da una falda di colore giallo che scendeva fino a coprire l'uomo che lo reggeva sulle spalle. Un laccio invisibile, tirato dall'uomo nascosto faceva aprire e chiudere la bocca a quel vorace animale del deserto. A cavallo sul dorso sedeva un moretto di legno con un berrettino rosso in testa e che dalla gente veniva chiamato “Diavolicchio”. Questo cammello usciva diverse volte durante la giornata percorrendo i vicoli del paese e passando davanti alla casa del Procuratore e alle case delle famiglie principali, si fermava esibendosi in profondissimi inchini nell'attesa di ricevere qualche offerta. La stessa cerimonia ripeteva quando incontrava gruppi di uomini dinanzi ai quali esternava una sua ossequiosa ballata, tastando contemporaneamente le loro tasche ed allontanandosi con profondissimo inchino ad ogni obolo ricevuto. Il Cammello prendeva commiato dalla gente, dopo la processione del Santo, con un ultimo giro per le vie del paese.
Nell'immaginario popolare questo Cammello, animale vorace del deserto, rappresentava la sconfitta del feroce saraceno, rapinatore e saccheggiatore delle nostre ubertose contrade, al contrario del “Camijuzzo” che rappresentava e rappresenta ancora il simbolo della vittoria e della libertà sulla schiavitù



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