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La Caccia a Capo Vaticano Tropea in Calabria
La caccia è uno sport molto praticato dei ricadesi. Nel vasto territorio di Ricadi e del suo retroterra c’è una selvaggina stanziale e una migratoria. La selvaggina stanziale, sia pure scarsa, come in qualsiasi altro posto d’Italia, è rappresentata da qualche lepre, da fagiani e qualche raro esemplare di coturnici e starne. La volpe, le gazze, le ghiandaie, il passero sono presenti, invece, in grande quantità. I cacciatori locali, in questi ultimi anni, hanno introdotto nel territorio della fiumara Brace e in quello di Torre Galli il cinghiale con catture di esemplari di 116 kg. La selvaggina migratoria è presente in grande quantità nell’ambito di tutto il territorio. Dal 18 agosto al 30 settembre si possono cacciare quaglie e tortore; le prime, soprattutto, sull’altopiano del Poro , ove nidificano anche due volte; le seconde, invece, sulle pendici e nelle fiumare per l’esistenza di una buona vegetazione di querce, acacie, pioppi e siepi ma, soprattutto, per l’acqua abbondante che trovano da bere durante la calura estiva. Nella prima decade di ottobre inizia la migrazione di quegli animali, che provengono per la maggior parte dalla selva nera tedesca e dalle grandi pianure dell’Est europeo. Arrivano numerose le allodole, i tordi, i fringuellidi, gli strillozzi, storni in gran copia, ed anche qualche tordèla e cesèna, specie se nel suddetto mese vi sono correnti d’aria molto fredda tipo tramontana o grecale. L’ultima decade di ottobre è il periodo migliore della fase migratoria; difatti è presente qualsiasi tipo di animale migratorio e di passo.
Il promontorio di Capo Vaticano , che si addentra più estesamente nel mar Tirreno, rappresenta una stazione di fermo quasi obbligatoria per le correnti di animali migranti, che vanno dal passo delle gru alle cicogne, dagli aironi a tutti i tipo di trampolieri, compresi i mignattai che sono uccelli rari in Italia, da viari tipi di uccelli ralliformi all’anitra selvatica. I beccaccini, invece, sono presenti fino a marzo nella palude del Passo Murato, anche se adesso è quasi prosciugata con l’installazione recente di canali di drenaggio. Nell’ultima decade di ottobre arrivano le beccacce e si fermano fino alla chiusura della caccia, specie se in settembre e in ottobre ci sono state piogge abbandonanti, che favoriscono l’affiorare sulla superficie del terreno degli anellidi, che sono il loro nutrimento preferito. Si incontrano nelle immediate colline della località “Masa” e “Prasimo” sino alle pendici del Poro; preferiscono restare nelle adiacenze delle fiumare e nelle zone ricche di querce, pioppi, rovi, ma, soprattutto, dove ci sono arbusti bruciati. Nella seconda decade di novembre le allodole sostano in numero sempre più esiguo; i tordi, invece, che sono la delizia dei cacciatori della zona, sono presenti fino alla chiusura della caccia ed anche oltre, con una punta leggera di flessione nel mese di gennaio, mentre il mese di marzo riserva talvolta carnieri di altri tempi, se si considera che certi cacciatori riescono ad incernierare del 30 ai 50 animali al giorno. I fringuelli, poi, anche se adesso non sono più cacciabili per divieto sancito dalla legge quadro, raggiungono passi serali valutabili in oltre duemila esemplari.
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